Occhio non vede, cuore non duole

Ho appena scoperto di avere esattamente 812 email non lette. Sapevo benissimo di averne tante, ma non sapevo esattamente quante, così ho deciso di controllare l’ammontare preciso: 812 fottutissime email. Il bello è che non si tratta di un indirizzo secondario che apro una volta ogni 2 anni giusto per non farlo deletare dai tizi dell’internet, è il mio unico e vero indirizzo, la mia unica vera casella di posta alla quale accedo una volta al giorno, è l’indirizzo che hanno parenti, amici, professori, assistenti, datori di lavoro, debitori, creditori e prostitute, e tutto ciò da quando nel lontano *non ricordo* scoprii che forse era il caso di crearsi una casella di posta elettronica per un non ben precisato motivo.

Perchè? Perchè non hai mai letto tutte quelle mail? Perchè anche se accedevi regolarmente per controllare le risposte ricevute dai professori, dagli amici, o le conferme degli ordini, delle spedizioni, dei pagamenti effettuati online non hai mai letto anche le altre?

Perchè una volta che ti ritrovi con 10 email non lette a causa di una vacanza estiva, o di un periodo di pazzia, o di una improvvisa voglia di non leggere nessuna mail ormai il danno è fatto. Ti cominci a chiede cosa mai potrebbe esserci in quelle mail: hai vinto alla lotteria spagnola un milione di euro è hai solo due giorni per confermare che TE sei realmente TE? E se quei due giorni già fossero passati? Che fai? Corri il rischio e leggi tutte le mail non lette tra cui quella che ti dice: “Hai due giorni per prenderti i tuoi soldi”?. No, non voglio correre il rischio che quei due giorni siano passati da una settimana ( o più probabilmente da 6 mesi a questo punto), non voglio rosicare a vita per non aver aperto la casella di posta elettronica in quel periodo di pazzia o durante quella vacanza estiva. Evito di conoscere a cosa ho rinunciato non avendo letto quelle 10 mail che ora sono 812, è andato, ormai è perso, se le leggessi troverei solo tanto dispiacere  per non averlo fatto prima, ma anche prima non potevo, non potevo perchè anche prima sarebbe stato troppo tardi leggerle, le dovevo leggere quando le dovevo leggere, solo che non l’ho fatto e ora non voglio assolutamente sapere se ad agosto avrei potuto dare una svolta alla mia vita, non lo voglio sapere.

Un po’ come quando da ragazzino alla scuole medie il professore di musica ci diede come compito quello di registrare i suoni della nostra città. Per svolgere il compito chiesi un registratore portatile a mio padre, me lo diede, era della sony me lo ricordo ancora,  lo misi nella tasca più piccola del mio zaino al riparo dalla moltitudine di libri che avrebbero potuto danneggiarlo, quella tasca un po’ esterna, in basso, dove di solito tenevo le due confezioni di oro ciock che degustavo durante la ricreazione mentre i miei compagni erano intenti a scureggiarsi addosso a vicenda. Era il posto perfetto, mi dissi, per tenere al sicuro il prezioso registratore di mio padre. Perfetto. Perfetto se non sei un 12 enne che lancia il proprio zaino ogni due secondi, perfetto se studi in un istituto normale dove le persone sono normali, perfetto se ogni tanto controlli pressione e battistrada, perfetto se ogni tanto lo controlli, perfetto se non lasci il contenuto di quella tasca li a marcire per tutte le vacanze di natale, perfetto se non usi quello stesso zaino anche per metterci dentro le cose dello sport.

Perfetto

Perfetto fino a quando le due confezioni di oro ciock non si aprono magicamente e il loro contenuto non si sbriciola finemente in una polverina marrone chiaro che si infila ovunque ma soprattutto nell’alloggiamento delle cassette che ormai è totalmente aperto visto che lo sportellino è rimasto vittima di una qualsiasi delle bestialità alle quali è stato sottoposto nel corso delle settimane durante il quale non te lo sei mai filato. Lo sai che confezioni di oro ciock e la sony sono nemici naturali, lo sai che lo sportellino si è staccato, lo sai benissimo perchè non hai potuto svolgere quel compito a causa dello sportellino staccato e del nastro della cassetta uscito di fuori, lo sai che gli oro ciock si stanno sbriciolando sempre più e che con il passare del tempo di sicuro non si rimetteranno insieme nè tantomeno si riinfileranno nelle confezioni ma continueranno a invadere quello che resta del registratore. Lo sai che più rimandi e più sarà difficile riaggiustare il tutto, lo sai benissimo, ma perchè averne la certezza? Perchè averne la certezza finché tutto resta lì, nella tasca del tuo zaino che è sempre più pericolosamente simile al sacchetto dei numeri della tombola che hai giocato a natale e sempre più distante dall’immagine ideale di un registratore sony, lì al riparo dalla tua vista, al riparo dalla tua conoscenza. Ormai è innegabile, neanche i laboratori di CSI potranno far tornare il registratore com’era prima, non sai realmente cosa ci sia lì dentro, ma di sicuro sei dotato di logica e dopo mesi che il tragitto casa-scuola-casa è accompagnato da un incessante tintinnio di parti metalliche la logica come minimo ti suggerisce che il registratore ormai sia fottuto, totalmente fottuto e che non ci sia nulla da fare. Eppure finché non lo vedi con i tuoi occhi c’è pur sempre la minima possibilità che la logica ti abbia suggerito male, che il problema sia molto meno serio di quel che sembra, che tutto sommato con un po’ di attack, qualche sbuffo di aria compressa per eliminare la polvere di oro ciock tutto si possa sistemare… permettiamoci il beneficio del dubbio finché possiamo.

E possiamo fino a quando nostra madre non apre lo zaino per lavarlo, perchè ormai quando entri in casa si sente puzza di morte, anzi quella che lei crede essere puzza di morte ma te sai benissimo essere puzza di polvere di oro ciock mista ad acqua piovana e plastica.

Chè c’è qui dentro che non lo riesco a capire?”

Ti dirigi verso la tasca inferiore del tuo zaino, quella tasca che hai evitato per mesi e che ora lei annusa timorosa come se si trattasse di polvere d’antrace. Dai un’occhiata veloce, disinteressata, disinteressata e vaga, senza tradire il minimo stupore anche se quello che vedi ormai non assomiglia più a qualcosa di riconducibile a sostanze note all’uomo nel corso dei secoli né tanto meno al registratore di tuo padre e agli oro ciock di tua madre. Una poltiglia marrone mista a pezzi di plastica e ferro, indicibile, invereconda, immonda. Tuo padre è lontano, la tua coscienza ormai è sporca a vita e ammettere il disastro non servirà a nulla, il registratore è una poltiglia ormai, te sai fingere, tua madre sa credere.

“Ah nulla, qualche pezzo di lego e un po’ di terra”

“Ah ok, io butto allora, chi se ne frega di qualche pezzo dei lego, ne hai tanti”

“Si si butta pure, ne ho tanti”

E lei butta. Te ne esci interiormente ed emotivamente distrutto, avresti potuto evitarlo, ma sei vivo, sei esteriormente e moralmente intatto, immacolato, come il registratore di tuo padre, 6 mesi prima e 812 email fa.

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2 Responses to Occhio non vede, cuore non duole

  1. ilProssimoTuo ha detto:

    usi msn e mi vedo costretto a toglierti un bigliettino “uomo”

    te ne rimangono 2 poi diventerai donna

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