Il Natale a Natale

Fermo in macchina a fumarmi una delle rare sigarette che mi concedo,  “The Dark Side of the Moon” sullo stereo , cade la pioggia sul parabrezza, guardo la gente piena di pacchi e pacchettini che esce da quel grande ingranaggio trita-soldi che tutti si ostinano a chiamare “centro commerciale”, nel mentre rifletto sul Natale… no, non sarà un articolo su quanto sia triste il Natale, su quanto sia ingiusto il mondo in cui viviamo e su quanto faccia schifo la società consumistica.

Stavo pensando che il Natale lo abbiamo sempre vissuto in una certa maniera, ma cosa ancora più importante lo abbiamo sempre VISTO e percepito in una certa maniera:  freddo, neve, caminetti, giacche pesanti, slitte, campanellini, tavolate, maglioni di natale a collo alto con fantasie improponibili anche per un metalmeccanico russo, bambini che alitano sui vetri delle finestre e ci stampano sopra il naso, panettoni, abeti, abeti finti, neve finta su abeti finti, case calde e accoglienti con salotti pieni di abeti finti ricoperti di neve finta, Babbi Natale rubizzi in volto a causa del troppo vino e del freddo e cugini che non si vedono mai… tranne che a Natale.

Il problema è che il Natale non è COSI’ per tutti, non è COSI’ per tutto il mondo; il natale è così SOLO per noi, è giusto e perfetto SOLO per noi. Il Natale perfetto è quello delle pubblicità, è quello dei film di Natale prodotti in America, è quello della Lapponia, è quello di Balto, è quello di “Mamma ho perso l’aereo”. È questo quello che pensiamo noi del Natale, è questa l’immagine che ci è sempre stata tramandata, che abbiamo ben impressa in mente ma che però non calza a perfezione su tutti. Escludendo gli infedeli, i negri,gli ebrei e i messicani ai quali non gliene frega un cazzo del Natale, rimangono comunque alcune incognite: il modello di Natale in vendita ha formato e  protocollo differenti dallo standard  di tutti quei popoli cristiani, che si presuppone quindi festeggino tale festività, che però si trovano a vivere in un altro emisfero. Ma dio mio, ci sono gli australiani e quelli li, i cosi, i neozelandesi. Oltre a loro forse ci sono anche i brasiliani, gli argentini e qualche altro centinaio di milioni di persone che vivono in una zona ERRATA del mondo nella quale il modello di Natale disponibile per la fruizione non corrisponde alla realtà e agli usi e costumi propri di quei popoli.

Se fossi Australiano mi chiederei: ma vivo in un posto davvero così sfigato e dimenticato da tutti, anche dai produttori cinematografici di holliwood che hanno fatto film su tutto tranne che  su come si viva il Natale in Australia? No perché in Australia c’è un piccolissimo dettaglio riguardante il natale: fa caldo, ora ci sono 27 gradi. È estate e la gente va al mare, la gente sta in maniche corte a godersi il sole e a bere bibite ghiacciate al posto del vin brulè, la gente è altresì confusa… il modello di Natale propostogli è lontano anni luce da quello che ogni anno va in scena sugli schermi del loro paese. Da una parte gli viene proposto Babbo Natale sulla slitta, dall’altra hanno i giovani sul surf; da una parte hanno l’immagine dei caminetti scoppiettanti e di paesaggi innevati mentre nella realtà hanno condizionatori, deserti e spiagge affollate da ragazzi che al posto di fare pupazzi di neve costruiscono castelli di sabbia.

In sostanza, gli australiani cosa pensano del Natale? Pensano che il Natale sia il loro natale fatto di caldo e culi spalmati di crema solare, pranzi leggeri senza quei canonici 4/5 kili di carne a testa e Babbi Natale in boxer che non ce la fanno a trasportare sacchi carichi di doni? Oppure pensano che il Natale, il vero Natale, sia il nostro? Siamo in torto noi che non creiamo un modello di Natale commercializzabile nel mercato australiano o sono loro a non adattarsi al nostro modello?

Cosa converrebbe di più in termini economici? Rigirare “Mamma ho perso l’aereo” e tutti gli altri film natalizi in Australia sostituendo alla neve la sabbia e al freddo il caldo, scrivere nuovi libri sull’argomento, costruire una nuova leggenda secondo la quale Babbo Natale ha la sua base operativa al polo sud anziché al polo nord e sostenere che non usi slitta e renne per muoversi ma bensì una catamarano e dei pinguini o in alternativa un carro e dei canguri , ideare nuove campagne pubblicitarie della Coca-Cola e smettere di produrre bombolette di neve finta?

Oppure risulterebbe più facile trainare un grosso pezzo di ghiaccio dal polo fino in Australia per poi tritarlo finemente e spararlo in aria per un periodo che va dall’8 dicembre fino a circa il 6 gennaio?

Oppure, altra soluzione: far festeggiare agli Australiani il Natale verso luglio quando da loro fa freddo per evitare di cambiare il nostro modello di Natale al fine di adattarlo alle loro esigenze. Se non gli dovesse andare bene il cambio di abitudini e dovessero dimostrarsi restii adducendo argomentazioni di carattere religioso tipo “Che cazzo festeggiamo Natale a luglio se poi Cristo è nato comunque a dicembre” (perché questo è quello per cui si festeggia il Natale a dicembre, vero?) gli si dice:

“Ehy ragazzi, scusate se fino ad oggi vi abbiamo fatto festeggiare il Natale con il caldo, ma ci siamo accorti solo ora che la versione della Bibbia giunta fino a noi in realtà toppava sull’effettiva data in cui sarebbe nato nostro Signore Gesù Cristo che, per una strana coincidenza, parrebbe proprio essere il 7 luglio di circa 2000 anni fa. Cioè, pure voi sapete come erano fatti quei popoli li, ecco abbiamo tradotto male la frase <<acbdre duhtres xcrist umgtresf>> in  <<il Salvatore nacque quando la neve sui colli era tanta>> e quindi abbiamo subito pensato di piazzare il Natale a dicembre perché ci sembrava cosa buona e giusta anche per il fatto della neve finta che in terra di Palestina vende alla grande si da 2000 anni fa. Però, ecco, in aramaico <<umg>> significa <<tanto>> o <<non molto>> mentre il suffisso <<-tresf>> oltre ad essere tradotto con <<neve>> può essere anche inteso come “vado al tempio a comprarmi i riccioli da attaccarmi alle basette” o molto più comunemente come <<spighe di grano>>. Così intendendo <<acbdre duhtres xcrist umgtresf>> come <<il Salvatore nacque quando le spighe di grano sui colli erano tante>> si capisce che il periodo esatto in cui è nato Cristo è proprio luglio, ovvero quando le spighe di grano sono molte ed ormai pronte per essere mietute”.

In questo caso ovviamente noi continueremmo a festeggiare il Natale a Natale, come abbiamo sempre fatto, sarebbero loro ad essere presi in giro da circa il 90% dell’umanità che si renderebbe partecipe della più grande operazione di mascheramento della realtà nei confronti di un intera nazione, quella australiana.

Ultima alternativa che mi pare comunque degna di nota: si potrebbe fare alla vecchia maniera, “uno a me, uno a te”. Un Natale al fresco per voi e uno per noi, un anno si e uno no. In un certo senso si ristabilirebbero gli equilibri  e si varierebbe un po’.

Però in fin dei conti chi cazzo ce lo fa fare di rinunciare alle vacanze natalizie che verrebbero inglobate in quelle estive perché loro probabilmente (non) vogliono festeggiare sto cazzo di Natale d’inverno?

Mi sono appena reso conto del fatto che i ragazzini australiani fanno le vacanze natalizie IN o a ridosso di quelle estive.

Mi tengo il mio Natale a Natale, agli australiani lascio la loro stravaganza e la loro pazzia!

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