Ci sono giornate

Ci sono giornate in cui hai la sensazione che qualsiasi cosa farai molto probabilmente andrà male, finirà per ritorcersi contro te stesso o per danneggiare in modo permanete la retina di qualcuno, probabilmente la tua.

Ci sono notti in cui ti senti molto un ingegnere dal maglioncino grigio a rombi e in cui di conseguenza ti metti a calcolare l’orario della sveglia  per il mattino successivo con un’approssimazione al decimo di secondo, questo perchè che non ricordi l’ultima volta che hai dormito per più di 6 ore e ti piacerebbe assaporare il caldo abbraccio delle lenzuola per più tempo possibile, si tratti anche solo di mezzo minuto… nessuno te lo può togliere quel maledetto mezzo minuto!

Nel buio della stanza alle 01:16 prendi il cellulare sul comodino e richiami a te quelle ultime energie residue che però ti servono per una stima prudente  dalla quale dipenderà la qualità delle successive 24 ore: “Allora, alle 09:30 inizio lezione, facciamo che arrivo 15 minuti prima per mettere una firma sull’elenco di prenotazione delle revisioni. Allora, quindi, 09:15 arrivo in facoltà, meno un’ora di tragitto fanno le 08:15. Sottrai 30 minuti tra colazione e lavaggio (senza barba sia chiaro, se inserisci la barba nella tua perfetta schedulazione mattutina devi di conseguenza aggiungere un fattore correttivo moltiplicativo di 0.5 che farebbe lievitare la precedente stima di 30 minuti a ben 45 minuti, un patrimonio che te evidentemente non hai e probabilmente non avrai mai, quindi rassegnati ad assomigliare a Carl Marx per il resto della tua vita da studente). Risultato parziale: 07:45. Sottraici uno o due Snooze (stavolta facciamo due che sono davvero stanco) del valore unitario di 5 minuti e arrivi a settare l’orario della sveglia alle ore 07:35. Lo sai perfettamente: un laccio di una scarpa che si rompe (cit.), una minima e impercettibile variazione nella previsione spaziotemporale che hai fatto, un battito d’ali di una farfalla a Tokyo, o molto più probabilmente un attacco di CACCA appena sceso dal letto ( 🙂 ) e  quell’ora e quaranta minuti, più le relative azioni che devi compiere in quel lasso di tempo, diventeranno la naturale e perfetta applicazione delle leggi di Murphy e te ovviamente, bhè te sarai il soggetto studiato ti ritroverai a correre sulla tangenziale per prendere al volo un autobus già pieno (cit.) o molto più probabilmente correrai verso un’anonima stazione della metro dove ti attende un treno anonimo stranamente in anticipo, pieno di anonimi passeggeri portatori sani di quell’insano e ben conosciuto grigiore mattutino che solo l’interland  romano può regalarti

Ci sono mattine in cui ti senti molto un bicchiere di cristallo in un gabbia piena di elefanti: te con il tuo plastico sul quale hai sputato sangue. Tra lui e il mondo circostante ci sta solo una sottile busta di plastica bianca e le gomitate che distribuisci nei costati dei passeggeri per evitare che si avvicinino a meno di un parsec dalla tua creatura. Ma la cosa impressionante (della quale però ti stupisci OGNI volta, seppur conosci benissimo Murphy) è che tanto più ci hai lavorato tanto più è fragile e delicato ma soprattutto tanto più sarà affollato ogni mezzo di trasporto tu deciderai di utilizzare (kayak sul Tevere inclusi) per recarti dove cazzo ti devi recare. Fasciarlo, imballarlo, progettargli un’armatura in cartone ondulato, vestirlo da bambino e metterlo in un passeggino che hai trovato in garage non servirà a nulla, anzi, peggiorerà le cose: più tempo ci spenderai e più gomitate dovrai dare…accadrà poi che mentre volti un attimo lo sguardo una zingara fregerà dal passeggino un pezzo di cartone vestito da bambino, una guardia la placcherà, te interverrai, ti si chiederanno spiegazioni su cosa ne hai fatto del corpo del bambino, tenterai di spiegare che non hai mai avuto nessun bambino, ti accuseranno poi di aborto illegale…

…e intanto le 9:15 sono passate da un pezzo, come sempre, e come sempre ti ritrovi quarto sulla lista, facendo un rapido calcolo ce la dovresti fare ad essere REVISIONATO prima delle 14:00, pensi che ti sarebbe potuta andare peggio ma poi arrivano persone che hanno problemi più grossi dei tuoi o lauree imminenti o mamme che stanno morendo dissanguate in macchina parcheggiata in seconda fila e allora pensi che forse così basta, che il peggio che prima non c’era forse è arrivato, che l’hai pagata per qualsiasi malefatta commessa da quando eri ragazzino a quando hai puntato la sveglia, che il tuo bad karma si è bruciato tutto in una volta, che se dio esiste non potrebbe volere il male dei suoi figli, che se ti convinci che buddha in realtà era magro magari lui sentendosi apprezzato per quello che non era in realtà ti possa concedere una reincarnazione gratis in un professore di progettazione o in una polilinea di autocad, che NON SI PUO’ NEANCHE PIU’ FARE LA CACCA LA MATTINA DIO MIO!

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3 Responses to Ci sono giornate

  1. d0c ha detto:

    Lo snooze.

    Amore e odio per lo snooze.

    Vogliamo parlare della sveglia piazzata sul comò, e non sul comodino, per costringersi ad alzarsi per snoozare, esaurendo così le forze dopo il quarto snooze?
    LODE LODE AI PENDOLARI LODE LODE

  2. lesitaliens ha detto:

    Capita, altrimenti sarebbe una noia, no? Pensa se tutto andasse sempre bene, sarebbe terribile.

    • odiailprossimotuo ha detto:

      la noia è un concetto relativo e comunque a mio avviso si può benissimo variare la propria routine quotidiana (dove tutto trova un preciso quando e un preciso come al fine di evitare gli imprevisti) senza però dover impazzire o stressarsi inutilmente.

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