Un giorno io e mio zio stavamo a casa di mia nonna, non ricordo per quale motivo ma alla tv c’era l’aula della Camera dei Deputati con dentro un’orchestra che suonava l’inno di Mameli. All’inizio dell’inno mio zio si alzò in piedi, fece alzare in piedi anche me: ragazzino undicenne che probabilmente in quel momento si stava mangiando le unghie, gustandosele, e il massimo della profondità di pensiero con cui poteva impegnare il proprio cervello era costituita dal dubbio amletico se i pokemon di fuoco fossero più forti di quelli d’acqua. Mio zio si mise la mano sul cuore, mi fece mettere la mano sul cuore e impettito stette lì per tutta la durata dell’inno, io feci lo stesso. Una volta finito mi disse: ti emozioni sentendolo? Pensando a tutte quelle persone che hanno dato la vita per questo inno? Per quello che significa?
Lo guardai e capii che la risposta che gli dovevo dare coincideva con la sola avrebbe accettato: Si.
senso di appartenenza? io ancora non ho capito cos’è, ma secondo me non lo sa nessuno, in realtà