Martini – Luck is an attitude

Quanto è brutta la pubblicità del martini in split screen in cui il tizio fa vedere come essendo “self confident” (l’italico “sicuri di sé” ai nostri giorni sarebbe pleonastico se non fuori luogo) puoi ottenere quello che vuoi. Lo voglio vedere nella realtà che va lì e bacia il buttafuori e che chiede con fare spavaldo alla barista i 4 martini di stocazzo. No perchè io le birre le chiedo sempre con fare spavaldo, accendendomi un sigaro con lo zippo mentre mi sistemo il cinturone e il cappello da cowboy, eppure nessuno mi ha mai cagato nè tanto meno mi ha mai lasciato il numero sul tovagliolo. Per non parlare poi del saluto al nutrito gruppo di amiche TUTTE SUPERGNOCCHE (si sa che in un gruppo di donne almeno una bruttina o che comunque non sia una modella della benetton ci DEVE essere) e sedersi al loro tavolo/divanetto da scopata selvaggia in discoteca senza, tra l’altro, essere stato invitato.

Si sa che le pubblicità raccontano sempre di un mondo fantastico che ha ben poco a che fare con il nostro misero abisso di tragicomica quotidianità squallida ed estenuante, ma a tutto c’è un limite identificabile, a mio modestissimo parere, con al presa per il culo. Questa è una presa per il culo. Forse. In ogni caso chi cazzo se ne frega, è solo una pubblicità (di merda).

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You have been Coloradized

Guardando Colorado su Italia 1:
La gente non dovrebbe votare, dovremmo far prendere le decisioni importanti a dei megacomputer che scelgono per noi. Oppure possiamo anche lanciare un dado. Il risultato sarebbe comunque migliore di quello che avremmo lasciando che gente che ride guardando Colorado esprima la propria opinione e influisca così sulla politica del nostro paese, sulla gestione delle proprie famiglie di appartenenza o su quanto zucchero mettere nel caffè dei colleghi di lavoro.

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Io

Un giorno io e mio zio stavamo a casa di mia nonna,  non ricordo per quale motivo ma alla tv c’era l’aula della Camera dei Deputati con dentro un’orchestra che suonava l’inno di Mameli. All’inizio dell’inno mio zio si alzò in piedi, fece alzare in piedi anche me: ragazzino undicenne che probabilmente in quel momento si stava mangiando le unghie, gustandosele, e il massimo della profondità di pensiero con cui  poteva impegnare il proprio cervello era costituita dal dubbio amletico se i pokemon di fuoco fossero più forti di quelli d’acqua. Mio zio si mise la mano sul cuore, mi fece mettere la mano sul cuore e impettito stette lì per tutta la durata dell’inno, io feci lo stesso. Una volta finito mi disse: ti emozioni sentendolo? Pensando a tutte quelle persone che hanno dato la vita per questo inno? Per quello che significa?

Lo guardai e capii che la risposta che gli dovevo dare coincideva con la sola avrebbe accettato: Si.

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C’era una volta

Viene montato una canestro da basket, un bel canestro da basket, di quelli con il tabellone regolamentare, l’anello di ferro, le viti messe bene, insomma, una cosa seria, forse con i soldi del municipio o di qualche fondo per lo sport, viene montato tra un parcheggio, una strada trafficata e l’uscita dei mezzi pesanti diretti al cantiere della stazione della metro, in un rettangolo di asfalto in pendenza, adiacente a un fazzoletto di verde dove si portano a cagare i cani, in un quartiere di roma di 5000 abitanti a 2 kilometri dal raccordo dove l’unico spazio riservato al gioco è un buco 10×10 laddove sorgeva un palazzo. Viene montato. I ragazzini ci giocano per una settimana, i coattelli con lo scarabeo truccato lo usano come punto di ritrovo per pomiciare le coattelle con gli occhiali carrera alle quali hanno offerto una moretti da 33 e una marlboro rossa comprate per farsi grandi uomini vissuti di terza liceo dal kebabbaro egiziano poco distante. Dopo una settimana dall’installazione un coattello (non ci è dato sapere se scarabeo munito) si appende all’anello di ferro del canestro per far notare alle coattelle con gli occhiali carrera  (non ci è dato sapere di che colore portassero i carrera ma non è importante visto che il punto non è il colore ma i carrera) di quale prodigiose finezze fosse capace il suo talento da scalatore finendo per rompere irrimediabilmente il canestro. A distanza di 4 anni quel canestro (rotto) è ancora lì, ieratica presenza a monito di una guerra persa in partenza; i coattelli, forti di una vittoria contro un moderno mulino a vento, hanno cambiato trespolo e sono tornati alla loro occupazione preferita: insulare i vecchi infermi che escono dalla messa serale.

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STUDIOMERDA

Studio Sport è la merda della merda, programma di merda per lobotomizzati da calcio che sbavano dicendo “anvedi er gol di giovagnigno” “mamma mia aò, lo avremmo dovuto comprare”.
Campionato italiano, calciomercato italiano, calciomercato estero, sintesi del campionato estero, sintesi del campionato giovanile estero, sintesi di tutte le sessioni di allenamento delle squadre di serie b del campionato giovanile femminile estero.

Hanno rotto il cazzo

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Raccordiamoci #1

C’è un detto che circola tra i burini/coatti calciofili di tutto il mondo e, che come potete ben vedere in questo splendido esempio, trova tutti quanti concordi: “Le tre più grandi paure dell’uomo sono: la morte, il tradimento e la retrocessione”

A Roma, per coloro che non sono così lobotobizzati da essere disposti a cedere moglie, figli ed a farsi trapanare il lato B senza battere ciglio per salvarsi da una eventuale retrocessione, le cose cambiano notevolmente viste le differenti condizioni di vita e perciò il detto viene così spesso citato: “Le tre più grandi paure dell’uomo sono: la morte, il tradimento e la coda sul raccordo”.

 

Buona coda a tutti.

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Ovvio

 

 

 

 

relax and tone

 

Lo spacciano sottobanco per un massaggiatore in grado di tonificare e rassodare parti cadenti di corpi sfigurati dall’età o dall’incuria, in realtà non è altro che un vibratore/massaggiatore vaginale per quelle borghesi  che si vergognano ad entrare in un sexy shop. D’altronde ora che nemmeno i cetrioli sono sicuri è meglio buttarsi su un prodotto di qualità. Buon divertimento!

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Vegani

ma quanto sono noiosi i vegani?

peggio dei cattolici che devono a ogni costo fare proseliti

ehy ma lo sai che noi non possiamo trarre giovamento dal dolore e dalla sofferenza inflitta ad altri animali?

ehy ma lo sai che gli animali vanno rispettati?

ehy ma se ti tenessero rinchiuso in una gabbia minuscola per 3 settimane a sfornare uova e poi ti uccidessero il prima giorno della quarta settimana?

ehy ma lo sai che la carne è cancerogena e che per produrne un kg viene tagliata una porzione di foresta amazzonica grande quanto il molise?

ehy ma lo sai che puoi trovare tutti i nutrienti di cui hai bisogno nel fango, nelle amebe, nei funghi e anche nello smegma?

diventa vegano anche te, perchè non diventi vegano? eh? eh? e dai su diventa vegano!!!

eh? eh? le sapevi queste cose? eh? e ora la tua coscienza come si sentirà ogni volta che addenterai la carne in putrefazione di un animale in via di decomposizione barbaramente macellato tra atroci sofferenze?

io e la mia coscienza ce la caviamo benissimo visto che queste cose le sapevamo già e di comune accordo abbiamo deciso di vivere tranquilli il nostro “peccato” dato che il piacere che ci provoca smembrare a morsi un animale è nettamente superiore alle “preoccupazioni” derivanti dal dolore inflitto attraverso questo gesto di puro egoismo. ora, per favore, lasciami mangiare il mio fottutissimo hamburgher di 58 varietà di carne in santa pace che poi devo tornare di corsa al mattatoio.

banconota da me meco gelosamente custodita

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Kaori

E’ da quanto ho memoria che la pubblicità della philadelphia recita: “con il 55% di grassi in meno”

Ora, o vogliono dimostrare a tutti i consumatori il concetto matematico di “limite” come Il mito di Achille che rincorre la tartaruga, o una dozzina di anni fa il philadelphia era PURO grasso con del sapore di formaggio.

Non so bene il perchè ma non credo che la kraft voglia dimostrare a tutti il concetto di “limite”…

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Se ne sentiva il bisogno… Tamarri di tutto il mondo, unitevi!

Dopo le tette, i culi, i VIP(s), i rialiti a base di tette e culi di tamarri bifolchi e burini; dopo i finti programmi di chirurgia plastica per additare fenomeni da baraccone mutilati e sfigurati e farselo venire duro dopo una giornata di lavoro con le tette finte… finalmente italia 1 getta via la maschera della falsità ed evita di rifugiarsi dietro a finti programmi di informazione e divulgazione pseudoscientifica e va diritta al nocciolo della questione dedicando un intero programma a ciò che più sta a cuore a tutta mediaset e ai suoi affezionati telespettatori: i tamarri.

TAMARREIDE: un nuovo rialiti a base di gnocche tinte con piercing sopra al labbro, trucidoni lampadati con il sopracciglio depilato che sgommano con la Golf gti sul raccordo per fare il verso al Capo dei Coatti il Baronetto di sua Maestà Ignoranza Fabrizio Corona, un Q.I. medio non superiore a 50, congiuntivi e condizionali inesistenti, cocteils nei locali più in, borse di Pravda e un numero non meglio precisato di gomme da masticare, occhiali da sole e “cioè” usati come punteggiatura.

Perchè non bastava doversi difendere dai tamarri e dai coatti ogni giorno salendo sulla metro, non bastava averceli affianco a lavoro, al supermercato o per strada, in campagna, in città ma anche e soprattutto al mare… da domani dovremmo guardarci le spalle e difenderci anche laddove pensavamo di essere più al sicuro, dentro casa nostra, nell’intimità del nostro salone!

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